Venerdi 13 marzo alle ore 17:00 presso l'auditorium del Museo M9 di Mestre, ci sarà la presentazione ufficiale e l'inaugurazione della mostra de "La serena inquietudine del territorio". Una selezione di 12 fotografi che rappresentano il lavoro, fatto collettivamente, di indagine fotografica e lettura dei territori veneti ed italiani da c/a 6 anni ad oggi.
In M9 Passaggi arriva Into the Land, capitolo veneto di “La serena inquietudine del territorio”: un laboratorio nato nel 2016 su iniziativa del fotografo Giovanni Cecchinato, cresciuto come gruppo di confronto su Facebook e oggi diventato un progetto strutturato, con una rivista annuale e una call che inizia ad aprirsi anche al resto d’Italia.
La mostra riunisce le immagini di dodici autori veneti: una selezione estratta da ricerche più ampie, pensate come “ricognizioni” sul paesaggio contemporaneo. Le opere attraversano trasformazioni ambientali, urbane e sociali, oscillando tra tensione documentaria e lettura poetica; in alcuni lavori emerge un approccio vicino alla tradizione dei New Topographics, in altri prevale una cifra più autoriale e interpretativa.
Progetto coordinato da Giovanni Cecchinato in collaborazione con Alessandro Angeli, con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti PPC di Venezia e di M9 - Museo del '900. La mostra rientra nel nuovo contenitore M9 Contemporaneo, dedicato alle esposizioni di arte contemporanea in museo.
Tra natura e algoritmo che percezione che visione.
Una riflessione e un percorso sul processo digitale dell’immagine iniziato da molto tempo. La possibilità di manipolare, archiviare e condividere immagini in modo immediato ha trasformato non solo la mia pratica artistica ma, anche, la mia percezione della realtà visiva. La dimensione nata con il digitale porta la percezione in una realtà mista. in ambienti misti. Riflessioni sul significato dell’autenticità e sull’alterazione del reale si sono fatte più frequenti, portandomi a interrogarmi sul valore intrinseco dell’immagine nel contesto contemporaneo. Il processo digitale e generativo dell’immagine rappresenta un’evoluzione significativa nella ricerca e produzione artistica. Sin dai primi lavori con i pixel e la manipolazione digitale, ho esplorato come la tecnologia possa trasformare la percezione visiva, con riflessioni riguardanti la psicologia della Gestalt, quindi percezione non come processo passivo ma come pratica attiva in cui gli oggetti percepiti appaiono come strutturati in Gestalten (dare forma, formare). La generazione automatica di immagini rivela nuove possibilità espressive, stimolando interrogativi sui confini tra creatività umana e algoritmica. Questo percorso ha messo in luce la necessità di una riflessione critica sul ruolo dell’autore nell’era digitale, invitandomi a considerare le implicazioni etiche e estetiche di opere create non solo da mani, ma anche da codici e SISTEMI intelligenti. La relazione tra natura e algoritmo rivela un’interazione complessa nel processo di creazione dell’immagine digitale. Sin dall’inizio della mia ricerca, ho osservato come l’algoritmo non solo modelli la percezione visiva, ma influenzi anche la nostra comprensione estetica del mondo naturale attraverso una realtà mista. Questa riflessione invita a esplorare il confine tra reale e virtuale, stimolando una considerazione critica sul ruolo degli algoritmi nella costruzione di un nuovo paradigma visivo contemporaneo.
Giancarlo Dell’Antonia
GDA Archivio